Come la Scienza influenza l’Arte

Sono, la letteratura e la scienza, metodi per individuare delle invarianti, delle cose che non cambiano, che siano nell’animo umano (la chiamiamo letteratura o arte), che siano del mondo naturale (la chiamiamo fisica, o chimica).

– Marco Malvaldi

Quali sono i punti di unione tra scienza e arte? Come comunicano? Come distruggere la barriera tra queste due culture? Alla prima di queste domande, chiunque conosca un po’ la musica o la pittura avrà in mente come l’aritmetica e la geometria siano strettamente legate a queste espressioni artistiche: la prima con il ritmo e la seconda alla prospettiva e alle proporzioni, oppure come l’acustica e l’ottica siano importanti per l’esecuzione delle rispettive opere, incidendo sul suono della musica o sul colore di un quadro in base alle tinte e alle luci usate. E che dire poi dell’architettura, che non si reggerebbe senza la statica, o l’istintivo uso della fisica e dalla chimica dei materiali nella scultura? Tanti sono i modi in cui la scienza, attraverso le proprie conquiste, ha contribuito e tuttora incide sull’arte, ma che, secondo me posso essere suddivisi in cinque categorie ben specifiche che non si escludono a vicenda, ma evidenziano aspetti diversi di un legame profondo.

Influenza Tecnica: tramite la quale, la scienza, agendo come le è più comune e consono, fornisce nuove possibilità tramite la creazione di tecniche atte a rendere realizzabili opere altrimenti impossibili. Tutti gli esempi sopra citati ricadono in questa tipologia, e ne è manifesto Il Trattato sulla pittura di Leonardo da Vinci, scritto come un libro di matematica, e in particolar modo rifacendosi ad Elementi di Euclide.

Influenza Espressiva: in cui la scienza diventa uno strumento per creare nuove forme di espressione, a prescindere dal contenuto che avranno, dalle corde che andranno a toccare, o dagli aspetti tecnici (citati nel punto precedente) utilizzati; ne dà un esempio Lateralus dei Tool.

https://www.youtube.com/watch?v=Ew939Ap0KaE

Influenza Suggestiva: dove la scienza fornisce una base concettuale per ispirare opere che poi, di concettuale con essa, non hanno a che fare; frutto di tale influenza sono Concavo e convesso di Escher, o il misticismo nucleare di Dalì.

Influenza Contenutistica: in cui i concetti e le conoscenze scientifiche fungono da fulcro dell’opera artistica, legandosi al concetto che la rende unica e su cui si appoggia il significato o il messaggio che l’autore voleva trasmettere. In questo modo, la scienza può essere vista (come faceva Primo Levi) come una riserva di caccia di metafore, di idee e di elementi così unici e potenti come in nessuna altra attività umana: insomma, una fonte che si rinnova contenutisticamente e dove trovare il concetto più appropriato per l’opera artistica che si vuole realizzare (come possono esserlo la filosofia o altre branche del sapere). Da questo approccio sono nate:

  • Le cosmicomiche di Italo Calvino;
  • Il sistema periodico di Primo Levi;
  • Darwin dei Banco del Mutuo Soccorso;
  • Relatività di Escher.

https://www.youtube.com/watch?v=qHv4jq9wtdE

Influenza Interpretativa: La scienza può un nuovo punto di vista alle opere artistiche, mostrandone chiavi di lettura sottese che neanche l’autore è cosciente di aver usato, se non in modo implicito. Si ha qui un’influenza interpretativa o di fruizione che è il rovescio della medaglia dell’aspetto divulgativo che può assumere l’arte quando veicola un messaggio implicitamente, lo nasconde tra le righe o nell’anima profonda dell’opera. Questi due aspetti sono forse legati al fatto che Arte e Scienza non sono due culture diverse, ma linguaggi tra loro intraducibili, ma che nascono dallo stesso iato fermare i concetti, le idee, la meraviglia; un “unheimliche” positivo che nasce dal mondo circostante e ad esso vuole ritornare, esteriorizzato, filtrato dalla sensibilità e dalla personalità diversa di chi ha esplorato quella visione del mondo; così quest’ultima determina se un’intuizione verrà declinata in modo artistico o tramite congettura scientifica (o filosofica). Un esempio è l’interpretazione scientifica di diversi aspetti della Divina Commedia di Dante Alighieri che parte nel considerare l’opera, avente una natura enciclopedica, e non solo metaforica e allegorica (riporto qui un articolo dei Fisici senza Palestra in merito).

Come l’Arte influenza la scienza

Come l’arte è influenza dalla scienza, così questa può ricambiare tale influenza, avendo un ruolo sia nella divulgazione che nella formulazione delle teorie scientifiche. Questo avviene in diversi modi, e in diversi momenti del lavoro degli scienziati, e anche in questo caso ne ho individuati cinque.

Intuizione: la scienza è fatta da scienziati, i quali, come moltissime persone, possono essere influenzate dall’arte, la quale può portare nuove idee, ispirare l’animo dello scienziato in modo intuitivo o istintivo (vedi Wells o il sogno di Bruno), creando suggestioni… rendendo poi quell’idea, espressa in modo scientificamente accettabile, così da poter essere controllata sperimentalmente. Questo è possibile perché non si dà metodo all’intuizione, e chiunque può avere una e trasmetterla, proprio come Wells fece con Szillard (senza che i due si conobbero mai di persona, ma di questo ne parlerò più in dettaglio in uno dei prossimi articoli).

…e quelle bombe atomiche che la scienza sganciò sul mondo quella notte, erano misteriose anche per gli uomini che le usarono

H. G. Wells,  La liberazione del mondo, 1914

Anticipazione: il fatto che l’arte non ha bisogno di dimostrare le proprie idee (o intuizioni), può arrivare prima della scienza a certi concetti; tale dinamica può avvenire anche perché non deve esprimere i concetti in modo tecnico quantitativo, per cui può focalizzarsi subito sull’essenza e la qualità di un’idea. Questo aspetto è ben esposto da Malvaldi in L’infinito tra parentesi, e da Shlain nella citazione <<Revolutionary art anticipates visionary physics>>. L’anticipazione non è confondere con l’intuizione, perché, a differenza di quest’ultima, non è solo un’idea vaga che fa da miccia ad un’illuminazione, ma sviscera quell’intuizione fino in fondo, dandone una prospettiva o un’analisi. L’esempio più lampante è il dittico di Verne Dalla Terra alla Luna e Intorno alla Luna, in cui non si limita a fantasticare sul viaggio, ma affronta anche aspetti i problemi tecnici da superare per riuscire nel lancio, nel determinare la traiettoria, e riuscire nell’impresa; il tutto diventando una prima linea guida per gli scienziati e gli ingegneri del secolo successivo.

Percezione: l’arte, potendo usufruire di linguaggi diversi, può creare opere che rendano percepibili idee e concetti astratti legati a teorie scientifiche, così come fa con altre emozioni e sensazioni; così come può sfruttare il suo potere per suscitare associazioni, idee e intuizioni tramite sensazioni (con l’uso di analogie, installazioni, pensiero laterale). In questo modo si può creare una doccia di particelle tramite un gioco di luci, figure di Chladni con del riso e una lastra metallica, sinfonie che giocano con immagini sincronizzate come in Cosmos di Neil deGresse Tyson (la sequenza in di New York in IR, VIS, UV. . . che inizia al minuto 41:41 dell’episodio 1×05 Hiding in the Light), etc.

Comunicazione (o divulgazione): non è un modo diverso di influenzare gli scienziati, e la scienza di conseguenza, ma di utilizzare i linguaggi dell’arte per veicolare informazioni e messaggi: una funzione diversa che però può influenzare la scienza sul lungo termine, affascinando e plasmare la visione delle nuove generazioni di scienziati che associano naturalmente certi concetti alle loro rappresentazioni artistiche, influenzando il modo di pensare e ragionare su di essi, sia in positivo (aprendo nuove strade) sia in negativo (sovrapponendo le imperfezioni e le metafore ai concetti stessi). Un esempio storico sono le Christmas Lectures di Faraday, in cui mischiò esperimenti di fisica con il teatro per rendere più comprensibili e visibili e le sue teorie. Uno dei sui eredi, in questo, è sicuramente Walter Levin (professore del MIT), di cui vi lascio qui di seguito quella che forse è la sua lezione più famosa.

https://www.youtube.com/watch?v=xXXF2C-vrQE

Metaforico (o per analogia): con questo intendo il potere di dare spunti e materiale alle materie scientifiche, usando concetti artistici o prese da opere d’arte all’interno della scienza, come ad esempio dare certi nomi a delle specie, ai pianeti (o ciò che li rende caratteristici). Un esempio possiamo vederlo con la fisica dei quark, fin dalla scelta del loro nome:

«Nel 1963, quando assegnai ai costituenti fondamentali del nucleone il nome “quark”, avevo prima il suono, senza lo spelling, che poteva essere “kwork”. In seguito, in una delle mie occasionali letture di Finnegans Wake, di James Joyce, mi imbattei nella parola “quark” nella frase “Three quarks for Muster Mark”. Siccome si intendeva chiaramente che “quark” (che significa, in primo luogo, il verso del gabbiano) facesse rima con “Mark”, nonché con “bark” e altre parole del genere, dovetti trovare una scusa per pronunciarla come “kwork”. Ma il libro rappresenta il sogno di un gestore di pub di nome Humphrey Chimpden Earwicker. Le parole nel testo sono tipicamente prese da diverse fonti, come le parole “portmanteau” in Attraverso lo specchio. Di tanto in tanto, appaiono frasi nel libro che sono in parte determinate da richieste di drink al bar. Sostenni, quindi, che forse una delle molteplici fonti per il verso “Three quarks for Muster Mark” poteva essere “Three quarts for Mister Mark”, in qual caso la pronuncia “kwork” non sarebbe totalmente ingiustificata. In ogni caso, il numero tre si adattava perfettamente al modo in cui i quark appaiono in natura.»

– M. Gell-Mann, The Quark and the Jaguar, Adventures in the Simple and the Complex
Tipologia di legami tra barioni (particelle formate da 3 quark) e mesoni (particelle formate da due quark)

Inoltre, sempre per quanto riguardai quark, essi possiedono un tipo di carica chiamato colore, che si rifanno alla triade dei colori primari della sintesi additiva (rosso, verde e blu), mentre le corrispettive antiparticelle, hanno cariche colori che si rifanno alla sintesi sottrattiva (ciano, magenta e giallo), e ogni triade è un colore secondario nell’altra sintesi.
Ovviamente non è solo un modo per etichettare queste correnti, ma l’analogia risulta utile perché la proprietà con cui interagisco e si legano i quark è legata a un teorema che afferma che: “i quark formano particelle (dette adroni) che hanno carica colore nulla”, e quindi risultano bianchi

In conclusione

Diversi sono i modi in cui Arte e Scienza comunicano e si influenzano a vicenda. Io personalmente ho individuato questi, ma potrebbero essercene molti altri.

Ciò che più mi premeva evidenziare è la come il muro tra due culture, esiste solo come percezione o retorica, e non è un qualcosa di effettivo, e che in molti modi questa presunta barriera viene aggirata, superata, e infranta. Le differenze ci sono, certo, ma ciò non le rende branche del sapere separate e inconciliabili, e lo dimostra anche un altro fatto: ogni modo in cui la scienza influenza l’arte porta un corrispettivo modo in cui l’arte può influenzare la scienza, rendendo a tutti gli effetti queste influenze canali comunicativi bidirezionali, e il legame tra “le due culture” più saldo di quanto si tende generalmente a pensare.

Chiudo, lasciando uno spunto per ciò che verrà: molti dei collegamenti qui accennati, verranno ripresi in futuro e approfonditi, quindi risultano di fatto una panoramica di ciò che prossimamente vederete qui sul blog.