Non vi è nulla che accomuna tutte le opere d’arte

Esistono molte definizioni e moltissime riflessioni che cercano di delimitare e descrivere le varie arti, cercando di suddividerle, classificarle.

Non essendo un filosofo che si occupa di estetica, la mia trattazione non ha alcuna pretesa di essere completa o esaustiva, né tanto meno di apportare un nuovo punto di vista o far luce su qualche nuovo aspetto finora sconosciuto. Quello che segue, quindi, è semplicemente esporre come sarà utilizzato il termine «arte» in questo blog.

Di solito si dà un’accezione qualitativa al termine, ma questo non permette di capire quando un’opera sia considerabile arte, né risulta utile per capire se una forma lo sia o lo possa diventare, in quanto alcuni quadri li consideriamo in questo modo e altri meno, e lo stesso vale per ogni attività creativa (scultura, musica, etc.). Ne consegue che trovare una definizione intuitiva non risulta semplice.

Per quanto riguarda le opere d’arte in generale, si può facilmente vedere che ciò che le distingue:

  • non è il supporto usato, visto che varia da tecnica a tecnica, e addirittura, come nel caso della performance art non sempre ce ne hanno bisogno;
  • non è l’abilità tecnica richiesta nella realizzazione, né la natura del contenuto
  • non è la loro unicità, perché ad esempio i romanzi possono essere copiati infinitamente e ogni copia mantiene il valore artistico dell’originale, mentre per un quadro non vale lo stesso;
  • non è nell’impatto emotivo che trasmettono, perché ad esempio c’è l’arte concettuale che differisce molto da quella paesaggistica o dal ritratto in tal senso;
  • non sta nella bellezza rappresentata, perché a volte è proprio la bruttezza del soggetto o la dissonanza a dare valore artistico all’opera, così come non lo è la bellezza formale, dato che questa potrebbe manifestarsi anche solo in un mero esercizio tecnico;
  • non è l’originalità dell’opera, come dimostrano i ready made, e in particolare la Fontana di Duchamp (che è un orinatoio, il quale è stata anche sostituito perché l’originale si è rotto nel trasposto).

Non abbiamo quindi alcun criterio per identificare un certo insieme di oggetti come opere d’arte, e quindi quest’ultime non costituiscono una classe, ma possiamo considerarle come una famiglia, seguendo la visione di Wittgenstein.

La famiglia delle opere d’arte

Nelle Ricerche filosofiche il filosofo e logico austriaco pone in relazione tutte le forme d’arte come fibre di un’unica fune che la percorrono da un capo all’altro: non è la singola fibra ad essere una corda, ma diverse fibre, legate assieme in modo che il risultato sia integro, solido, un oggetto unico, più robusto e solido delle singole parti che lo compongono. Allo stesso modo non esiste una caratteristica che tutte le opere d’arte hanno in comune, ma si tratta piuttosto di una fitta rete di somiglianze che lega ogni opera all’intero dell’insieme delle opere d’arte creando qualcosa di organico. In tal senso ricorda il concetto della famiglia, dove i genitori non sono legati da parentela o tratti somatici (se non per puro caso), ma entrambi hanno qualcosa che si ritrova nella loro discendenza, e in quella dei loro fratelli e sorelle, e così via; in tal modo, l’insieme familiare è coeso e legato da una rete di somiglianze: ed è esattamente ciò che avviene con le opere artistiche.

Questo modello si può applicare a tutte le espressioni e le diramazioni che l’arte ha assunto nel corso dei millenni, andando a unificare sotto questa parola attività diverse come la pittura e musica,  infatti solo a cavallo tra ’700 e ‘800 inizia a prendere forma la nozione canonica di <<arte>> come la usiamo ora, concludendo una percorso iniziato due secoli prima, quando si iniziano a scorgere delle somiglianze tra tutte le forme espressive usate fino a quel momento dall’uomo, e quindi riunendole appunto sotto un’unica famiglia, forse più vicina a quella animale che quella logica usata da Wittgenstein.

Non è Arte: diventa Arte

Questo discorso, però, funziona solo quando cerchiamo un elemento oggettivo che accumuna tutte le altri a priori, cioè se io volessi rendere artistico un qualcosa ragionandoci a tavolino, utilizzando un elemento o forma espressiva, ma…

…l’Arte non esiste, perché è un messaggio; prima di tutto esiste la comunicazione.

– Bob Liuzzo

Esatto, l’arte a priori non esiste: esistono gli artisti, e in quanto la comunicazione è parte integrante della nostra specie, tutti possiamo diventarlo. Come? Dando forma a un messaggio, perché è questa la differenza rispetto a un mero gesto tecnico, atto magari a rappresentare qualcosa o a compiere un esercizio di stile: se ciò che è stato fatto comunica qualcosa, e quel qualcosa, in qualche modo, cambia il mondo[1], e questo avviene anche solo facendo provare qualcosa (un’emozione, un’esperienza, etc.) a qualcuno, allora diventa arte.

Gli artisti, e di conseguenza chi ne promuove le opere, hanno ovviamente un ruolo centrale perché, oltre ad essere un fonte d’ispirazione, ma non per ciò che producono direttamente, ma per ciò che hanno pensato per produrre quello che poi chiunque può fruire, e cioè il come far esperire la propria opera (o performance) agli altri.

L’importante nell’arte creata è sempre la scelta volontaria dell’esperienza percettiva.

– Vincenzo Bordoni

Quindi forse sta in questo un’altra delle caratteristiche dell’arte: il veicolare un messaggio, facendo vivere un’esperienza unica, percettiva, forse anche intellettuale, in modo consapevole; e in questo il linguaggio, la tecnica, e il mezzo scelto, sono tutti strumenti che possono far elevare una qualsiasi opera (un qualsiasi remix) ad arte.

La risonanza tramite la simulazione

Il cambiamento non è dato dal semplice intrattenimento, quindi le opere che permettono di evadere dal quotidiano non sono arte, anzi, possono diventarlo quando esse non agiscono come semplice distrazione, ma come simulazione.

Per comprendere meglio questo concetto, serve introdurne un altro: la resilienza, che in ingegneria descrive la capacità di un corpo di resistere alla torsione, così come la velocità di ritornare alla sua forma originale dopo essere stato piagato. In psicologia, invece, viene usato nello studio dello stress, dove si è notato che la visione di filmati e strisce a fumetti in cui dei personaggi superavano delle sfide importanti, aumentava la capacità di affrontare le difficoltà.

I capolavori sono sparsi per il mondo come segnali d’avvertimento in un campo minato

– Andrej Tarkovski

L’arte quindi ci prepara al pericolo, al prossimo passo. La finzione ad esempio (letteraria, cinematografica, etc.) ci permette di vivere in modo sicuro esperienze ed emozioni che non abbiamo ancora incontrato, preparandoci per quando la realtà ci metterà di fronte a quelle difficoltà. In questo mostra una delle sue caratteristiche fondamentali: l’anticipazione delle realtà.

È il segnale a cui fa riferimento Tarkovski.

In sostanza, la resilienza si sviluppa in quanto l’arte anticipa gli aspetti della realtà, e permette di creare strutture capaci di affrontare le difficoltà che si presenteranno, permettendo di sperimentarle prima in un non-luogo sicuro.

Secondo Vittorio Gallese, membro dell’equipe che ha scoperto i neuroni specchio, osservare un’opera d’arte fa azionare certi neuroni, legati ad un aspetto premotorio, come se stessimo noi dipingendo, scolpendo, scrivendo… quindi esperire un’opera d’arte permette di simulare e allargare in modo virtuale le nostre esperienze. In tal senso l’arte è simulazione che aumenta la resilienza, e lo fa tramite una sorta di immedesimazione, che è mettersi nei panni dell’altro, ma ha anche la funzione di trovare al proprio interno i meccanismi che hanno permesso all’altro di sviluppare quel tipo di espressione che stiamo sperimentando tramite l’opera.

Rick Dufer, durante una chiacchierata con Gennaro Romagnoli (nel podcast Daily Cogito del 1 ottobre 2018), esprime come questo meccanismo ricordi la monade di Leibniz, la quale è il soggetto che dentro di sé ha in potenza l’intero universo, cioè è il soggetto che trova dentro di sé i meccanismi che lo possono portare a vivere un’esperienza (anche immaginifica) che un altro ha vissuto, in quanto veniamo tutti dallo stesso luogo (evolutivamente parlando), e quindi il mio modo di provare certe emozioni, seppur diverso da ogni altro, ha la medesima radice:

…per cui l’opera d’arte permette di approfondire le corde che permettono a queste mie sensazioni di vibrare, al punto di metterci in contatto. È forse questo che rende immortale un’opera d’arte: ci fa tornare indietro nel tempo e ci fa toccare corde che evolutivamente veniamo tutti dallo stesso luogo.

– Rick DuFer

Gennaro Romagnoli sottolinea come in psicologia vi è un concetto simile: la risorsa, cioè il trovare dentro di sé qualcosa che qualcun altro ha già avuto, ma che tu riconosci perché risuona dentro di te: attivi quella parte inconscia di te, e la proietti sul mondo, iniziando a vedere la realtà con gli occhiali di quell’autore, anche dopo aver finito di usufruire di quell’opera.

https://www.youtube.com/watch?v=dMfPgFdaEBA

È po’ quello che Allen Ginsberg dice a proposito di cosa sia per lui una profezia: non qualcosa che prevede un evento futuro, ma un’opera che riesce a racchiudere in sé qualcosa di universale, capace di arrivare col suo messaggio inalterato anche alle generazioni future, in modo che, davanti ad essa si verifichi l’evento previsto e voluto dall’autore. E questo è possibile grazie a quello che Jung chiamava inconscio collettivo, che è la traccia del nostro legame evolutivo, che fa sì che tutti noi condividiamo un linguaggio simbolico radicato nel profondo, che influenza le nostre percezioni, e quando un’artista riesce ad utilizzarlo, portando alla luce qualcosa che era celato e ancestrale, e a dargli forma, ecco che può arrivare a toccare quelle corde e avverare quella profezia creando una simulazione che sviluppa la resilienza tramite l’immersione nell’opera, che entra in risonanza con noi e fa emergere la risorsa, o apre un po’ più la nostra monade (per dirlo alla Leibniz)… diventando Arte.

Linguaggi diversi => Forme d’arte diverse

Verrebbe da chiedersi: se si lega è un legame con una simbologia universale per noi, perché tanta varietà? La risposta risulta semplice: siamo tutti diversi, e per questo non tutti rispondiamo in modo uguale a stimoli diversi, a linguaggi, quindi abbiamo bisogno di porte diverse per accedere a quella parte profonda che scatena le emozioni e ci fa entrare in contatto con l’autore e con la nostra parte più profonda; e per questo l’Arte emerge e si manifesta in forme diverse, con un nucleo unico che la caratterizza e che permette quindi a ogni singolo prodotto (o spettacolo) di diventare artistico. Per questo non vi è un linguaggio, una sola proprietà o un solo modo di esprimersi che può essere divenire Arte, ma molteplici, che hanno portato un’innovazione e una nuova concezione, a volte una vera e propria rivoluzione, al pari (se non superiore) a quello del susseguirsi delle correnti nel corso della storia.

In Conclusione

Tutto questo, più che una panoramica sull’arte, serviva a capire come verrà usato d’ora in avanti questo termine, e cosa si porta dietro, quale cultura quale società, quali spunti e pregi e quali limiti, e proprio partendo da questi e dalla capacità di lanciare messaggi, creare un cambiamento di percezione, un ponte comunicativo, per abbattere il muro tra le due culture.

Perciò non mi resta che chiudere con una citazione del nostro Bob Liuzzo e darvi appuntamento al prossimo articolo:

Impara l’Arte e mettila da parte, perché quello di cui il mondo ha bisogno non è Arte: è cambiamento.

– Bob Liuzzzo

Riferimenti

Immagine di copertina: Gauguin – Van Gogh dipinge Girasoli

Bordoni, V. (2014, Ottobre 29). digressione LA MUSICA E’ L’ARTE SUPERIORE? analisi PERCETTIVA su PITTURA, SCULTURA, CINEMA, etc… Tratto da vKlabe – Vincenzo Bordoni: https://www.youtube.com/watch?v=MhoEuzdFZQs&list=PLc06x3Io33fNDxmroXHrcV1Odn5mqnFPf&index=2&t=3s

Bordoni, V. (2017, Maggio 11). la SCIENZA, è ARTE? ArtFutura tra Digitale ed Innovazione Estetica. Tratto da vKlabe – Vincenzo Bodoni: https://www.youtube.com/watch?v=EQ19x8rW15o

Dal Ferro, R. (2018, Ottobre 1). Arte, Resilienza e Risonanza – con Gennaro Romagnoli (PSINEL). Tratto da Daily Cogito: https://www.youtube.com/watch?v=lFatS496VzM

Liuzzo, B. (2018, Ottobre 17). Se apprezzi l’ARTE sei IGNORANTE! – #BOBOOK. Tratto da BOB Liuzzo: https://www.youtube.com/watch?v=y_gDHg-cL-Y

Mercadini, R. (2017, Febbraio 22). Che Cos’è l’Arte? con Roberto Mercadini. Tratto da Rick Dufer: https://www.youtube.com/watch?v=-IbWwi7FUp0

Velotti, S. (2015). Quando è arte? Gius.Laterza & Figli Spa.


[1] Un esempio significativo, fatto dallo stesso Bob, è il logo I ♥ NY creato da Milton Glaser come strumento di marketing per risvegliare l’attaccamento dei newyorkesi alla propria città, ed è quindi diventato un simbolo e veicolo della rinascita di quel territorio e della sua società, cambiando così, in una sua piccola parte, il mondo.