Ora voglio assolutamente dipingere un cielo stellato. Spesso ho l’impressione che la notte abbia una ricchezza di colori maggiore del giorno, colorata dei viola, i blu e i verdi più intensi.
Facci attenzione e noterai che certe stelle sono color limone, altre hanno luccichii rosati, verdi, blu nontiscordardimé. E senza insistere oltre, è evidente che dipingere un nero blu.

– Vincent Van Gogh, I miei quadri raccontati da me

Van Gogh amava il cielo quanto i girasoli, i campi, e la ritratti del vivere quotidiano, e questa sua passione, unendosi al suo modo unico di vedere ed esprimere con immensa potenza espressiva i colori, gli fece cogliere delle sfumature (e la scintillazione) che pochi prima di lui avevano osservato con tanta attenzione, e ancor meno sono stati capaci di esprimere quella meraviglia in modi diversi. Questa sua sensibilità lo portò a diverse visioni della notte radicalmente diverse eppure legate in qualche modo, capaci di esprimere al meglio due visioni del cielo: quella classica e che lui conosceva bene grazie anche ai saggi di Flemmarion (molto probabilmente Astronomie Populaire e Les éstoiles et les curiosités du ciel) che l’astronomo scrisse per orientare i lettori al riconoscimento e alla conoscenza delle caratteristiche dei vari corpi celesti (a quanto riportato da Paolo Maffei, vedi i riferimenti in fondo all’articolo), e quella che sarebbe venuta decenni dopo la sua morte, come se avesse percepito qualcosa che la scienza ancora non aveva colto né dimostrato.

La quiete sul Rodano

…finalmente il cielo stellato dipinto di notte, alla luce di una lampada a gas. Il cielo è blu, l’acqua è blu reale, la terra malva. La città è blu e viola. I lampioni a gas e i loro riflessi color oro rosso e sfumano fino al bronzo verde. Sul campo blu-verde del cielo lo scintillio verde e rosa dell’Orsa maggiore il cui discreto pallore contrasta l’oro violento dei lampioni.

– Vincent Van Gogh, I miei quadri raccontati da me

Così Vincent scrive al fratello Theo il 29 settembre 1888, per comunicargli la gioia di aver finalmente catturato in un’immagine qualcosa che da tanto voleva poter esternare sulla tela.

Van Gogh - Notte stellata sul Rodano (1868)
Van Gogh – Notte stellata sul Rodano (1888)

Quando vidi questo quadro, inaspettatamente, in una sala del Palazzo Reale di Milano, venni catapultato nella notte, e tutte le sensazioni di appartenenza, placida malinconia, serenità, come se riuscissi a connettermi con la mia vera casa, riemersero potenti. Non osservavo più un quadro, ma il mio sentire manifestato in quella rappresentazione. Ѐ stato qualcosa di davvero potente. Non mi stupisce che questo dipinto sia la manifestazione della raggiunta maturità dell’artista.Com’è stato possibile realizzare questo effetto? A posteriori, tra i molteplici aspetti tecnici e artistici, a mio avviso ce n’è uno in particolare, cioè che rispecchia la percezione intima e classica del cielo, che è quella che istintivamente si percepisce, anche se non è quella reale (perché spesso la realtà delle cose è controintuitiva), grazie in primis alla sopracitata scintillazione che fa luccicare le stelle, anche di colori diversi, e questo viene riportato con una pennellata minuscola al loro interno; forse è proprio questo effetto ottico ad aver suggerito in qualche modo la classica rappresentazione stilizzata delle stella.La tranquillità degli astri, delle ”vaghe stelle dell’Orsa” si contrappongano alle calde luci cittadine che creano effettivamente quell’atmosfera sognate e romantica riflettendosi sull’acqua del fiume; e sono queste luci tremolanti a caratterizzare il quadro. In quelle strisce di luce illusorie, il colore crea dinamismo e profondità, come è giusto che sia: la placidità e la serenità nel cielo, il movimento e l’azione in terra.

Vortici nel cielo di Saint Remy

Van Gogh ritornò sul tema del cielo notturno meno di un anno dopo, rappresentando la Notte Stellata che si vedeva dalla sua stanza di Sain Remy il 19 giugno del 1889 circa alle 4:00 del mattino.

Van Gogh - Notte stellata (1889)
Van Gogh – Notte stellata (1889)

Questo quadro ribalta drasticamente la concezione del precedente, ed entra in contrasto con ciò che erano le conoscenze dell’epoca.

Qui, il cielo non risulta tranquillo e ispiratore di un certo senso di pace, come si aveva nella visione classica, che si manteneva nonostante si sapesse ormai da tempo che i moti dei pianeti avvengono a grandi velocità, perché il tutto era comunque legato da una certa armonia.

William Parsons – M51 sketch (1845)

Spicca, a rafforzare questo cambiamento, la spirale nel cielo che porta un senso di agitazione, e rimanda alla Via Lattea, anche se non so se Vincent sapesse già che la nostra galassia ha quella forma, nonostante i lavori di William Parsons (terzo conte di Rosse), che mostrarono per la prima volta la natura spiraliforme di alcuni di questi oggetti celesti già nel 1845.

Ѐ molto probabile, in realtà, che sia “Arte rivoluzionaria (che) anticipa la fisica visionaria” citando Leonard Shlain. Per quanto riguarda le  stelle, si può notare un altro grande cambiamento: appaiono come globi luminosi che irradiano energia più che come bagliori scintillanti, e questo mi rimanda subito, nella mia mente, a come gli astri vengono descritti dall’astrofisica: ammassi gassosi sferici che grazie alle reazioni (nucleari) che avvengono al loro interno irradiano energia in tutte le direzioni (e quindi con una simmetria sferica).   Questa visione del cielo, così dinamico e contrasta con la città sottostante, che risulta buia. Forse è l’immobilità della città olandese in quel momento che fa percepire a Vincent un cielo così inquieto, e forse la città è così spenta per il suo distaccamento della realtà sempre più progressivo (dato che lo dipinge in manicomio), così come il cielo potrebbe rappresentare l’angoscia e la follia interiore che sente crescere… o forse semplicemente queste sono tutte speculazioni, ma ciò che rimane è quel ribaltamento della concezione classica, e rispetto al quadro precedente, e ciò risulta davvero affascinante.  Citando vKlabe “…l’insieme vorticoso dei colori e pennellate permette che la luce siderale permetta che si fonda con il cielo, che si fonde con le montagne, che si fonde con il paesino, che si fonde con la natura…”, in un immagine immobile che allo stesso tempo suggerisce un movimento incessante.

Come un quadro di Vincent

Quel movimento costante esiste, ed è composto da moti diversi: quello rotazione della Terra sul proprio asse, della durata di circa ventiquattro ore; quello di rivoluzione intorno al Sole, che avviene in un anno alla velocità di 29,79 km/s; la precessione degli equinozi, che ha un periodo di 25.765 anni (chiamato anche “anno platonico”); e tutto il Sistema Solare orbita intorno al centro della galassia alla velocità di 250 km/s. Ed è proprio con immagine della nostra galassia fotografata dalla sonda Planck vorrei concludere questo nostro viaggio iniziale.

The magnetic field along Galatic plane [ESA/Planck Collaboration]

Questa immagine è stata elaborata il 15 dicembre del 2014. I colori non sono quelli reali, ma rappresentano l’intensità di emissione della polvere tramite la quale, gli scienziati della Collaborazione ESA/Plank, riescono a rilevare la struttura delle nuvole di gas e polvere interstellare presente nella nostra galassia dato che queste si allineano al campo magnetico (per dettagli maggiori vi rimando al link nella bibliografia).  Quelle linee, quindi, che un po’ sembrano disegnate dal tocco di Van Gogh, sono quelle del campo magnetico della Via Lattea: l’unico corpo celeste a tagliare il cielo notturno come il vortice rappresentato nel quadro dipinto a Saint Remy, dimostrando di essere un ottimo esempio di come l’intuizione artistica possa anticipare le scoperte scientifiche. Come evidenziato prima, non so cosa spinse Vincent a dipingere notti tanto diverse dopo così poco tempo, se la sua ossessione come emerge dalle lettere al fratello o altri fattori, ma spesso, perso ad ammirare le stelle, mi piace immaginare, che nel suo inquieto vivere, quel dolore che lo tormentava, gli permise di vedere oltre la realtà che lo alienava, al di là dell’apparente quiete, riuscendo a percepire quello che solo più secolo dopo siamo riusciti a vedere tramite misure scientifiche. Perso in questi viaggi, con le teorie e le conoscenze della fisica attuale, mi chiedo cosa questo immenso artista vedrebbe, e quanto darei poter essere in quel campo con lui (come nella famosa puntata di Doctor Who) e dare una nuova visione alla stelle e al notte che tanto mi hanno dato nella vita.Ha ragione Rimbaud: “Ah! La scienza non va abbastanza svelta per noi!”; e l’unica speranza che abbiamo è ricercare altri artisti rivoluzionari, capaci di anticipare e regalarci visioni che la scienza, solo in futuro, potrà donarci.


BIBLIOGRAFIA
1) Van Gogh – I miei quadri raccontati da me
2) Paolo Maffei – Segni premonitori in artisti di fine Ottocento di teorie e scoperte scoperte scientifiche del Novecento contenuto in Tra Frankenstein e Prometeo. Miti della scienza nell’immaginario del ‘900 a cura di Francesca Montespinelli
3) vKlabe – vKlabe on: Vincent VAN GOGH – l’ultimo serial killer d’animo romantico
4) ESA/Planck Collaboration – The magnetic field along the Galactic plane

Articolo pubblicato originariamente nella precedente versione del blog che si trova a questo link: hhttps://lorenzogandini.wixsite.com/xarenios-aes/post/le-notti-stellate-di-van-gogh